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APPUNTAMENTI | venerdì 19 febbraio 2010, 17:25

I Fiori di Faber e i suoni di Cordini

Fabrizio De Andrè ieri (18 febbraio) avrebbe compiuto settantanni e per regalo gli sono stati dedicati, a Sanremo, al Museo Civico, dei fiori. I suoi fiori però, quelli che lui conosceva in maniera incredibile e che spesso inseriva nelle suo canzoni, mai a sproposito, mai solo per esigenze di rima.
Così racconta Claudio Porchia, in una sala museale, incorniciato da dipinti, illustrando il suo libro che mette a fuoco il rapporto che lega appunto fiori e canzoni. L’iniziativa si colloca all’interno di Sanremo off ideata e diretta da Pepi Morgia, amico e collaboratore, tra l’altro, di Fabrizio De Andrè. Faber lo definiva “i suoi occhi fuori dal palco” perché era colui che durante i suoi concerti curava le luci (magari del colore dei fiori) le scene e la regia. Proprio Pepi è stato uno dei “Virgilio” che hanno accompagnato, Claudio Porchia, attraverso il colorato ed emozionale mondo artistico-botanico del più grande tra i cantautori. Non solo parole all’interno del libro anche i disegni e le illustrazioni di bravi disegnatori che hanno raffigurato i fiori all’interno dei brani. Non solo parole e colori: ora anche i suoni. Tocchi e pizzichi, suadenti e colorati come ranuncoli di Giorgio Cordini, chitarrista dell’ultima decade di De Andrè,he ieri ha deliziato il pubblico del Museo Civico, dove si svolge la mostra “i Fiori di Faber”, suonando e talvolta cantando, coadiuvato quasi per caso da Marisa Fagnani, i brani citati nel libro.
“Se ti tagliassero a pezzetti” omaggio quasi pulp alla Natura ed ai fiori della gelosia, “ La guerra di Piero” coi “papaveri rossi” a mo’ di consolazione per una morte in una guerra ingiusta. Se mi permettete interpretazione di gran classe. Poi ancora “Marinella” ed i fiordalisi; l’ ”Amor perduto” e la tenebrosa viola; l’ “Andrea” amante nascosto come le violette; “Crueza De Ma” così piena di profumi (tanto da diventare un profumo) e sapori ma anche i cattivi odori coperti però dal “diverso garofano” e per ultimo nel bis per chiudere con una “Bocca di rosa” simbolo dell’amore passionale e fuggitivo. Questo viaggio insomma si conclude così, tra disegni sparsi e colorati ed essenze dolci ed aspre che sanno di mare ma soprattutto di fiori. Mi avvicino infine per un saluto al sublime chitarrista e gli chiedo di raccontarmi un aneddoto sul rapporto fiori-Faber. Questo è più o meno il suo racconto: “ Mi ricordo che un giorno andai a trovarlo in Sardegna, per ragioni di lavoro, all’Agnata, l’agriturismo che aveva creato ed in cui viveva gran parte del tempo e mi venne a prendere all’aeroporto non lui ma una persona che non conoscevo con un marcato accento piemontese. Questi durante il viaggio che ci conduceva all’Agnata si rivelò un professore universitario venuto dal nord per studiare e magari “guidare” i progetti agricoli e botanici di De Andrè. Mi disse che aveva parlato con lui tutto il giorno e che aveva fatto molte scoperte e trovato fiori e piante rare in quel contesto. Ma lo diceva con aria dimessa  quasi abbacchiata. Allora io gli chiesi se non era contento di questo. Lui mi rispose: credevo di fare una lectio magistralis ma la lezione me l’ha data lui. Insomma Fabrizio De Andrè di botanica ne sapeva più di un professore universitario. Il bello è che Fabrizio continua a darci lezioni, anche se lui preferirebbe dire emozioni, non solo di morale e di arte e libertà ma anche di agricoltura e di rispetto ed amore infinito per la natura e per i fiori… I Fiori di Faber appunto!

 

Marco Ghirelli

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